mercoledì 2 gennaio 2013

Tortellini Bologna - Condividere secondo tradizione

L’idea era quella di fare un ripassino in compagnia sulla tradizione culinaria emiliana.
Su cosa se non sui tortellini?


Ognuno porta avanti le proprie poetiche io promuovo “La poetica del tortellino”.
E’ un piatto per me consolatorio, ho sempre dei tortellini e del brodo in congelatore, per i momenti della mia vita in cui ho bisogno di calore e rassicurazione. Il più delle volte però ne prendo un tipo artigianale che trovo al supermercato. Molto buoni per non essere fatti in casa.



Un pomeriggio in casa con le amiche a fare... tortellini.
Il primo problema come fare il ripieno?
Ho chiesto alle persone che conosco di Bologna, quali fosse la ricetta del ripieno delle loro mamme.
Ho scoperto un mondo di varianti: lombo si, oppure coppone, mortadella o mortadella e prosciutto di Parma, uovo sì o no?


A parte il variare delle dosi, gli ingredienti certi sono risultati: mortadella, parmiggiano reggiano, noce moscata, sale e pepe. Ma sul tipo di carne e soprattutto se cruda o cotta si apriva una vera diatriba, cosa che è avvenuta anche tra noi amiche durante la “produzione” dei magnifici e succulenti ombelichi di Venere. Non parliamo poi delle opinioni contrastanti sulle dimensioni del tortellino.

Esiste poi una controversia sulle origini della ricetta che si contende come spesso succede tra province di Bologna e Modena, come ne La Secchia Rapita del Tassoni.
“I tortellini sono considerati da sempre un piatto prettamente Bolognese, forse in pochi sanno che ancora oggi Bologna e Modena se ne contendono la paternità, ed è proprio a questa eterna rivalità che è legata la storia dei tortellini.”

Non essendo di Bologna, la mia ricetta di famiglia è quella dei cappelletti tra Rovigo e Ferrara, tutta un’altra storia.
Dovevo ricorrere a dei riferimenti bibliografici.
Ecco allora le grandi Sorelle Simili, venirmi in aiuto con la “loro” ricetta da Sfida al Mattarello.
Ma come non tenere presente la ricetta “Solennemente decretata dalla Delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina e dalla “Dotta Confraternita del Tortellino” e depositata con atto notarile il 7 dicembre 1974, dalla presso la Camera di Commercio di Bologna, Palazzo della Mercanzia”?

Non ho resistito anch’io ho prodotto la “mia” variante e ho capito che per ogni famiglia la propria ricetta è un dogma, è una certezza in cui credere e guai a sgarrare.



I tortellini sarebbero stati “consumati” durante il cenone di capodanno con gli amici, quindi ho raddoppiato le dosi, ottenendo 2,8 kg. di tortellini.

500 gr di lombo, la parte posteriore, più gustosa secondo le Simili Sister. A fette, messo a marinare come dice la ricetta delle “Dotta” per 2 gg. con aglio rosmarino sale e pepe (da togliere a fine cottura, prima di tritare la carne), cotto in padella. Ho aggiunto anche 2 noci di burro su suggerimento di Stefy, ma mi è pesato moltissimo.
400 gr di mortadella buona e 300 gr di prosciutto di Parma macinati insieme 2 volte, dal macellaio.
150 gr di parmiggiano, noce moscata, pepe.
Abbiamo impastato e tirato 18 uova con 1,8 kg di farina 00. Oltre a tortellini sono state fatti 2 bei vassoi ti tagliatelle. Probabilmente 12 uova di sfoglia erano suffucienti.

Le zdore complici erano: LaStefagna, Lory Lane, Betta, Chiccuzza e la mia Baba.

Per me i tortellini sono rigorosamente in brodo.
Il brodo di cappone fatto da Luca, grande ospite che ci mette a disposizione casa per i nostri capodanni, ha accolto i tortellini accompagnandoli nei nostri piatti fumanti, all’insegna di un nuovo anno fatto di passione, tradizione e amicizia.

Anche questa è arte inUTILE.

lunedì 22 ottobre 2012

Arte ridimensionata

Mentre la realtà aumenta l’arte si ridimensiona.

Dopo la realtà virtuale ora va tanto di moda la realtà aumentata.
“Per realtà aumentata (in inglese augmented reality, abbreviato AR), o realtà mediata dall’elaboratore, si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi”.
L’ho vista utilizzata durante la presentazione della bella mostra delle Mistiche Nutelle che si è svolta a Villa Spada a settembre scorso.

Mentre la settimana scorsa con Luca Guenzi siamo andati, come facciamo da qualche anno a questa parte ad Art Verona. Si tratta di una fiera molto più piccola della nostra Arte Fiera, ma che per le sue dimensionni ridotte in termini di espositori e di spazio occupato è sempre stata per me molto godibile.



Quest’anno c’erano i soliti 2 padiglioni, ma la superficie espositiva era nettamente minore.
Meno gallerie, ma soprattutto, come ha notato subito Luca, opere molto più piccole.
Non ci sono più le grandi tele che implicavano enormi investimenti di denaro da parte dei collezionisti, ma piccoli quadri, spesso sistemati sulle pareti degli stand a gruppi. Anche le sculture sono più piccole. Ricordo anni fa alla Galleria Forni di Bologna che vidi per la prima volta delle sculture di cani ricoperte di carta di giornale, sono molto belle, ecco quest’anno dello stesso artista esponevano 2 bassotti.

Non entro delle dinamiche del mercato dell’arte degli ultimi 50 anni, dei grandi galleristi, delle aste, dei nomi roboanti degli artisti del mercato, solo ho percepito un’atmosfera molto diversa rispetto agli anni passati. Una maggiore disponibilità da parte dei galleristi a chiacchierare e scambiarsi opinioni. Ho visto anche molti musi lunghi di galleristi che passeggiavano annoiati tra le loro opere magnificienti, soprattutto nel padiglione dell’arte moderna.

Un mercato che per anni ha preso in giro il mondo, innalzando il prezzo di opere d’arte che spesso non ne valevano l’appellativo. Ovviamente questa è la mia opinione, le idee sono importanti ma possono essere anche utlizzate come come scusa per prendere in giro colossalmente, soprattutto quando, appunto, il valore aggiunto dato dal mercato è davvero eccessivo. Erano i mitici anni ‘80 e dintorni, periodi di vacche grasse insomma. Ora la musica sembra cambiare.



I segnali del camaimento ci sono.
Io penso che un'opera oltre ad avere del contenuto debba anche genearare un emozione in chi la guarda, deve insomma fare CLICK!
Ho visto le opere di un’artista che sembra essere noto ma che propone opere di denuncia sotto pseudonimo. Si chiama “Effetto Holtzman”, un’opera soprattutto “Artisti di Merda”, i famosi barattoli di Manzoni, rivisitati con sull’etichetta la dicitura: “Contenuto: Criticabile. Solo supporto tecnologico. Senza talento. Nel Maggio 2012”.
L’opera è presentata dalla galleria L’art industriel , delle persone in gamba ed estremamente disponibili.


Un’iniziativa estremamente interessante è INDEPENDENTS 3 Le nuove esperienze creative indipendenti, alla terza edizione
Un’intera sezione dedicata alle più interessanti realtà artistico-culturali sperimentali del panorama nazionale, che si muovono in maniera autonoma rispetto al sistema istituzionale. Ponendo l’attenzione su associazioni, fondazioni, collettivi e spazi no-profit italiani impegnati in percorsi autonomi di ricerca in ambito contemporaneo, spesso catalizzatori di nuove tendenze.
Abbiamo conosciuto: Interzona, Sponge, White fish tank, sodisuonare.

lunedì 15 ottobre 2012

Frutti dimenticati

Autunno, una bella stagione per passeggiare in mezzo alla natura.



Una bella domenica di inizio ottobre, il sole splende e la temperatura è straordinariamente mite.
Con le mie amiche decidiamo di andare a passeggiare in collina.
Andiamo vicino a Sasso Marconi, dove abita Lory. Passiamo a salutare suo padre che ha un pezzo di terreno che accudisce con la sapienza dei tempi passati. “Menzani” ha 90 anni ed è debole d’udito. Simpatico, allegro, pieno di vita e di sorrisi. Era così felice di averci lì con lui che ci ha donato quei meravigliosi fiori gialli dal gambo altissimo che si trovano sparsi in ogni fosso: i topinambur. Le radici sono molto buone da mangiare lessate.
Ci ha accolto in questo pezzo di terra recintato e “arredato”, sua moglie la chiama “la residenza” con tavolo di pietra, colorato di rosso, ombrellone, pezzi di lamiera utilizzati come cancelli, bidoni di metallo mezzo interrati e ormai completamenti arruginiti che dovevano fungere nel progetto architettonico dell’ambiente del sig. Menzani da “bagno”.
Sul tavolo rosso oltre a un bel mazzo di quei bei fiorni gialli, decoravano il piano 5 mele cotogne giallo/verdi bitorzolute e profumatissime.
"È una delle più antiche piante da frutto conosciute: era coltivato già 4.000 anni fa dai Babilonesi, tra i Greci era considerato frutto sacro ad Afrodite"
E anche qui c'entra la Dea Madre!
Non potevo credere ai miei occhi avevo trovato le mele cotogne per rifare la marmellata profumatissima e particolare che già avevo fatto l’anno scorso. Spettacolo.
Ho chiesto al Sig. Menzani se me le poteva donare e lui esclamando “MENZANI... VAI COL LISCIOOOO” con un uncino di legno mi ha abbassato i rami e con Barbara e Lory abbiamo raccolto una borsa intera di profumatissime e durissime mele cotogne.
Le mele cotogne fanno parte di quei frutti che ormai appartengono quasi ineluttabilmente al passato, per i quali ormai c’è posto solo sui banchi delle sagre dei frutti dimenticati. Dove si cerca di salvarli dall’estinzione e dalla sopraffazione dell’omologazione genetica.

Ricordo qualche anno fa che passeggiando sotto un albero in questa stagione avevo trovato dei frutti bellissimi verde acido, grinzosi come cervelli, profumati come limoni. Erano frutti di maclura.
Non si mangia ma ha un interessante aspetto ornamentale.

Mele cotogne dicevo... ho fatto una marmellata meravigliosa. Un po’ faticosa a dire il vero soprattutto per il fatto che avevo raccolto almeno 8 kg. di mele. Ma ho trovato una ricetta che alleggerisce il lavoro. Le mele cotogne infatti sono durissime da tagliare, ma se si bollono prima, poi diventa tutto più facile. Nella ricetta consigliavano di togliere anche la buccia ma io l’ho lasciata.

Ho fatto così:

Ho preso tutte le mele, le ho lavate e gli ho tolto la barbetta marroncina che hanno aiutandomi con una spazzola di quelle che si usano per lavare i piatti.
Poi le ho messe nella pentola più grande che ho. Le ho cotte 30 minuti, poi le ho tolte dall’acqua che non ho buttato via, mi è servita in seguito per rendere la marmellata meno densa. Le mele cotogne sono praticamente pectina allo stato puro.


Ecco ora è arrivato il passaggio più difficile. Le ho tutte tagliate, tolto il torsolo e i semi, controllando che non ci fossero dei vermicelli, e le ho passate nel passaverdure.
NON MI PASSAVA PIU’.
Ho girato il pomello del passaverdure per quasi 3 ore.
PFFF...

Ho ottenuto 6,5 kg. di polpa.
Rimesso il tutto nel pentolone, con il succo di 6 limoni e 2,5 kg di zucchero di canna, cotto altri 40 minuti. Bisogna mescolare spessissimo altrimenti sotto si attacca e si brucia.
A metà cottura ho tritato meglio la polpa con il frullatore a immersione.

Vasetti sterilizzati a 100° nel forno per 15/20 minuti, riempiti, chiusi e girati a testa in giù. Ora manca solo l’etichetta:
MENZANI VAI COL LISCIO


Sul formaggio di capra è una delizia.

martedì 10 luglio 2012

Genesi di una dea





Ci sono idee che quando arrivano DEVONO concretizzarsi.
Anche se sembrano difficili e lontane dal nostro quotidiano, e si pensa che la strada per realizzarle sia lunga e difficile, è lo stesso: bisogna fare.
Anzi la difficoltà di realizzazione è la sfida.

Bando di CONcorso inUTILE: inUTILE magnETICO, veniva richiesta un'opera che contenesse il concetto del magnetismo.
La mia idea è stata quella di raffigurare una dea madre, per porre l’attenzione sulla natura. Ancora una volta un tema a me molto caro. La Dea Madre oggetto di venerazione (=magnetismo?) dalla notte dei tempi.
Il mito della Dea Madre che rappresenta il trasformarsi e rigenerarsi della natura, il ciclo della vita, la forza generatrice della natura, la fecondita, la femmina, ciò da cui tutto nasce. Tanta roba insomma.
Raffigurata in tantissimi modi, simboli, forme, quella a cui mi sono ispirata è esattamente la Venere di Willendorf.

Il titolo:
MAGNA MATER MAGNETICA
Il ritorno alla natura.

Era inoltre mia intenzione mantenere comunque l’aspetto ironico a cui io e gli inUTILI teniamo molto, allora l’elemento magnetico dell’opera che volevo realizzare non poteva che essere uno.
La vagina.
Doveva essere magnetica.

Mi piace spaziare tra tecniche artistiche tra loro molto diverse, adoro dipingere, mi appassiona la fotografia, assemblare oggetti tra loro apparentemente incongruenti per dar loro nuovo significato nelle istallazioni che faccio.
Ma con la scultura non sono mai stata particolarmente in confidenza.

Allora come realizzarla?
Si poteva fare col polistirolo, ma io la volevo fare di carta pesta. Cercando con questa scelta di mantenere un minimo di atteggiamento eco-sostenibile, riducendo al massimo l’utilizzo di materie plastiche dallo smaltimento difficile per l’ambiente.

Su suggerimento della mia amica Laura Soprani, brava scenografa e artista, ho fatto così.






Sono partita da un piccolo modellino realizzato con il pongo.
Ho comprato 50 kg di argilla, ho preso un manichino, che Betta Reti aveva trovato trai bidoni del pattume, l’ho usato come base per le proporzioni e ho cominciato a stratificarci l’argilla fino a quando ho ottenuto i volumi che volevo.
Un materiale col quale avevo preso confidenza fin dai tempi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna nel laboratorio di Plastica Ornamentale della mitica Carmen Silvestroni.





Una sera con Laura siamo passate allo stampo in gesso, ne avevo preso 25 kg. Molto divertente e molto imbrattante.
Quando sono tornata a casa avevo più gesso addosso io che il Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa. Luogo sopra a casa mia che adoro!

Quando il gesso si è asciugato, in sei giovani virgulti inUTILI abbiamo cominciato a tirare per liberare le due metà che si erano incollate nell’argilla. Da sola non ce l’avrei mi fatta!





Et volià, avevo i 2 negativi della mia scultura, avevo lo stampo per poter ricreare all’infinito quella scultura.

Poi è stato il momento della carta pesta, ho mischiato diversi consigli tra loro e ho cominciato a stratificare con la carta da parati (da Luca Guenzi) velo su velo di carta assorbente (da Laura). ERRORE!

In quel periodo (aprile 2012) il tempo era estremamente umido, e il locale nel quale stavo realizzando la mia opera pure.
Risultato: NON SI ASCIUGAVA MAI!



Una mattina ho deciso che avrei portato i 2 stampi a casa mia e avrei terminato la scultura in un ambiente più secco.
Quindi traslocati stampi e arnesi, in breve tempo ho ottenuto 2 metà leggere che avrei saldato in seguito.




Ma un altro momento topico è stato la domenica pomeriggio in cui ho deciso che le 2 metà erano terminate e quindi potevano abbandonare lo stampo. Il retro è andata bene dopo 2 tentativi si è sgusciato agilmente.
Poi il fronte, con quelle 2 enormi tette da dea.
Alzo un po’ da una parte, un po’ dall’altra, tiro un po’ da una spalla, poi dall’altra. Con delicatezza: non potevo rischiare di rovinare tutto il lavoro fatto sino ad allora.
Non usciva.
Allora ci metto più forza, NIENTE.
Appoggio lo stampo e mi aiuto facendo leva con le gambe NIENTE!

Non mi restava che chiamare i miei supereroi preferiti, Luca e Luciano, che a forza di cucci e spintoni sono riusciti a estrarre quelle 2 enormi tette dallo stampo di gesso che aderiva come una seconda pelle.




Poi ho posizionato i magneti nella zona pubica, e ho riempito le 2 metà con del poliuretano espanso, io e le mie velleità eco-sostenibili volevamo utilizzare della carta o del materiale naturale, ma mi hanno convinto che sarebbe risultato un gran paciugo. Poi ho unito le 2 metà, finitura e piedistallo grazie a Rovatti Giovanni, un uomo dalle mani d’oro che si uniscono a una mente lucida e intelligente.



Una gran fatica durata un mese, ma che soddisfazione!

lunedì 28 maggio 2012

Si può dire di essere felici?


Me lo chiedo perchè venerdì 11 maggio scorso dopo un'intensa settimana di allestimento della mostra inUTILE magnETICO, arrivata a casa stanca ma soddisfatta di come erano andate le cose, del posto che avevamo trovato e della sempre meravigliosa esperienza inutile, su facebook ho pubblicato:
"COME SONO FELICE!"

Molti amici hanno cliccato Mi piace.
Si perchè quando una persona che ti sta simpatica è felice lo sei anche tu, per simpatia, appunto.
E io ero contenta.

Qualcuno in seguito mi ha detto:
"Mai dire di essere felici, porta sfiga!!!"
Si perchè dal 12 in poi sono successi: un'importante disguido organizzativo durante l'inaugurazione della mostra, l'agghiacciante attentato di Brindisi e le circa 200 (!) scosse di terremoto che rischiano di seppellire una parte del ferrarese.

Forse quel qualcuno ha ragione?
Dire di essere felici porta sfiga.

Allora forse è meglio che la prossima volta non lo dica.

venerdì 11 maggio 2012

E' tutto pronto!

Bene,
dopo 5 giorni fitti di duro lavoro l'esposizione è pronta.
Il Museo di Zoologia è occupato magneticamente dagli inUTILI.

Non potevamo sperare di meglio da questa mostra.
Un grazie speciale a Brunella a Gianfranco e a Lida.

La nostra mostra inUTILE magnETICO si colloca nell’ambito dell’evento:
Magnetic Fields – Campi Magn/eticiCampi magnetici / elettromagnetici: danno o risorsa per gli esseri viventi?
Organizzato da:
Brunella Del Re  (Dip. Biologia Evoluzionistica Sperim. - Università di Bologna)
Gianfranco Giorgi  (Dip. Biologia Evoluzionistica Sperim. – Università di Bologna)
Ferdinando Bersani  (Dip. Fisica – Università di Bologna)
Evento promosso da Istituto Studi Avanzati - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
12 - 27 maggio 2012.

Si tratta di uno dei 10 eventi scientifici più importanti a livello mondiale.
MOLTO INTERESSANTE!!!

"I Campi Magnetici sono oggi argomento di grande interesse per la ricerca scientifica e per la vita quotidiana. Il campo magnetico terrestre guida il viaggio degli uccelli migratori, il campo elettromagnetico indotto da apparecchi biomedicali guida il medico nella diagnosi, il campo elettromagnetico prodotto dal wireless guida il viaggio nella rete ridisegnando la relazione dell’uomo con lo spazio e il tempo. Il campo magnetico interagisce direttamente con la materia vivente tramite meccanismi cellulari ancora non del tutto noti. Di recente l’esposizione ai campi elettromagnetici di radiofrequenza è stata classificata dall’“International Agency for Research on Cancer (IARC)” come possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B).
Il Parlamento Europeo ha sollecitato gli stati membri a svolgere campagne di informazione. La divulgazione dei dati scientifici rischia spesso di scivolare nel sensazionalismo perdendo ”per strada” il contesto nel quale tali dati vanno interpretati.
Campi MagnEtici affronta tutti questi argomenti utilizzando diverse discipline e prospettive, in una serie di eventi rivolti alla cittadinanza che si svolgeranno a Bologna dall’11 al 29 Maggio 2012. Attraverso conferenze, tavole rotonde, performance e una mostra di opere artistiche, il progetto si articola in un excursus storico e in un inquadramento scientifico, con le sue implicazioni in ambito medico-biologico, ambientale, tecnologico. letterario e socio-pscologico."


Mancate solo Voi.
Vi aspettiamo!

mercoledì 9 maggio 2012

Ecologia magETICA e inUTILE

Oggi al museo: terzo giorno di allestimento.

Stato dei lavori in corso: ottimo.


La location a sorpresa ci sta piacendo un sacco e con la passione e la fatica (che non ci fa paura), stiamo arrivando alla nostra meta del momento, con una carica sempre maggiore.
Da programma avremmo dovuto allestire le nostre opere tra una teca e l'altra piena di animali impagliati e serpi in barattolo, al piano terra e al primo piano del Museo di Zoologia.

Avremmo dovuto allestire la mostra con grandi sforzi sia economici che di impegno.
Utilizzando risorse per acquistare materiali che poi a fine mostra non sarebbe serviti più a niente.
Per un'associazione culturale come siamo noi, "La Bottega degli inUTILI, non è facile avere disponibilità economiche. Ci autofinanziamo, e nessuno di noi è particolarmente agiato. 

Lunedì mattina avevamo già assegnato le posizioni di allestimento delle opere nei 2 piani del museo, già organizzati chi andava a prendere i montanti di legno, chi era pronto per andare dal fabbro, chi per cercare luci, tavolini, pannelli, tessuti. Praticamente una macchina da guerra.

Poi lunedì pomeriggio: SORPRESA!
Abbiamo scoperto un'ala abbandonata del museo, nella quale giacevano da decenni scrivanie, vetrini, scatoloni, foto di famigliari, mouse e monitor qua e là, vecchi calcolatori di pesantezze inimmaginabili e polvere, polvere, polvere pesantemente appoggiata su tutto. Tutto lasciato lì come abbandonato dopo una bomba o un terremoto.
Enzo ha visto subito le potenzialità del posto, avreste dovuto vedere la mia faccia quando ho visto il posto, Manu è molto brava ad imitarla. Luca ha chiesto ai nostri referenti, Brunella e Gianfranco organizzatori del progetto Campi Magnetici, promosso dall'Università di Bologna, che si sono subito attivati.
Che fortuna ragazzi: il direttore del museo ci ha dato il consenso.


E' ripartita la macchina da guerra, come delle brave formichine, abbiamo cominciato a spostare mobili, a spazzare rimasugli di qualsiasi cosa, e a SPAZZARE.
Errore!!!
Dopo 10 minuti sembrava di essere nel Sahara durante una tempesta di sabbia.
Ma finalmente dai monti è scesa Laura con bidone aspiratutto, spazzole raccogli polvere di almeno 4 tipi, macchina lavapavimenti, detersivi, stracci, sapone e asciugamano!
Betta, Liviana, Lory e Salvatore, armati di mascherina, si sono messi a stanare ogni piccolo granello di polvere dal pavimento, SOLO DAL PAVIMENTO: è una scelta stilistica degli inUTILI.

Ieri pomeriggio alle 17 era tutto in ordine, polvere sparita, zavagli rimossi e parecchie opere appese.
Lo sgombero era iniziato 7 ore prima. Lo spazio credo sia 1000 metri quadrati. Non esagero!

Oggi pomeriggio, di nuovo lavoro duro.
Tutti a correre avanti indietro a passo sostenuto. Tutti ad attaccare scocht, pistole a caldo sparavano fiotti di colla qua e là, martelli picchiettavano, pennelli intrisi di nero o turchese, tapparelle ribelli, soluzioni dell'ultima ora da trovare, appendere lo stendardo inUTILE fuori dal Museo, e luce da portare.
Sì perchè, lì in quella ala dismessa la CORRENTE ELETTRICA NON C'E'.
Un problemino da niente, visto che alla mostra le opere si dovranno vedere.
Avevamo anche pensato di procurarci delle torce a dinamo (troppo magnetiche!) da distribuire ai visitatori.
Ma riusciremo a ovviare al problema. Super Luca si sta già attrezzando con 100 mt di cavo, 50 tra spine e prese. Gli elettricisti poi faranno il resto.
Tutte quelle prolunghe (che stasera io, Luca e Gianna abbiamo fatto: 11 prolunghe, ho le unghie a pezzi, per risparmiare) e tutti quei fari, saranno una nuova risorsa materiale dell'associazione.

Luca Guenzi è un grande!
Gli inUTILI sono grandi, troppo GRANDI!